Non parto da un brief,
ma da una domanda:
che storia voglio raccontare?
Mi interessa dove vuole andare, che tono ha, chi la abita davvero.
Ogni video nasce da un incontro tra la mia idea e quello che succede per davvero.
Lì, nel mezzo, comincia il racconto.
«Il processo è già racconto.»
Dammi una camera in mano e sparisco.
Sul set sono un ninja: non mi vedi, ma ci sono.
Non metto in scena il dietro le quinte, lo seguo.
La camera a mano è sporca, viva, sincera.
Che cosa succede quando la locura incontra la memoria visiva e tutte e due finiscono dentro un social network?
Cosa succede quando la locura incontra la memoria visiva e tutte e due finiscono dentro un social network?











Micro-storie costruite con frammenti, gif, film e pubblicità.
Le scrivo io, e lascio che l'intelligenza artificiale presti solo la voce.
Reel brevi, ironici, riconoscibili: miniature narrative camuffate da reel.
Anche con un brand non cambio metodo: il racconto viene prima.
Il brand funziona solo quando diventa parte della storia.
A me interessano loro, chi l'azienda la fa: le voci, le idee e la storia.
I video aziendali sono noiosi.
E questo è un problema.
Festival, concerti, residenze, incontri.
Non li racconto come eventi, ma come momenti in cui qualcosa succede per davvero, davanti e dietro le quinte.
Mi interessa la voce di chi li vive, di chi li organizza, di chi assiste come pubblico.
È lì che succede davvero.
I video degli eventi culturali?
Sono tutti uguali.
A trent'anni mi hanno dato una camera e mi hanno detto: "Vai a girare."
Il dialogo è la parte che mi appassiona di più: ascoltare, far parlare, costruire fiducia.
A trent'anni mi hanno dato una camera a mano e mi hanno detto: "Vai a girare."
È stato l'inizio del mio piccolo voyeurismo professionale: nascosta a osservare, lanciata in contesti dove o parlavi con le persone, o non tiravi fuori niente.
Quel dialogo è la parte che mi appassiona di più: ascoltare, far parlare, costruire fiducia.
Poi arriva il montaggio dove ore e ore di materiale diventano racconto.
Forse è quello che amo di più: scrivere dopo, quando tutto è già successo.
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